Quando ci siamo dimenticati come si fa a correre?

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Quando ci siamo dimenticati come si fa a correre?

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Quando abbiamo smesso di correre naturalmente? Forse quando abbiamo iniziato ad avere uno stile di vita più sedentario o è forse colpa delle scarpe? Me lo sono chiesta più volte durante un incontro di tecnica di corsa dove si è parlato a lungo di corsa naturale. Difficile rispondere. Sono profondamente convinta che la corsa sia un gesto naturale e necessario, ma se è così perché tutti questi infortuni? Quando ci siamo dimenticati come si fa a correre?

Ogni podista ha il suo modo di correre. Sullo stile c’è ben poco da fare quando si è adulti ed è giusto che sia così. Credo nell’assoluta intelligenza del corpo. Se ti fa correre in un certo modo, magari esteticamente non perfetto e forse nemmeno funzionale, è perché ha cercato e trovato un equilibrio per te. Contusioni, operazioni, ferite, cadute lasciano il segno, ci modificano in modo più o meno visibile e necessariamente da macchina perfetta quale dovremmo essere diventiamo macchina con qualche acciacco da aggiustare. E’ lì che interviene la sapienza del corpo che automaticamente e autonomamente modifica l’appoggio dei piedi, il movimento del bacino, delle braccia, delle anche. Lo fa per permetterci di correre nonostante i colpi ricevuti.

E vogliamo parlare delle ferite interiori?! Delusioni, tristezza, stress, rabbia, ansia, ferite invisibili, ma forse ancora più dolorose di quelle fisiche che agiscono in modo potente sul nostro corpo, lo plasmano, lo indeboliscono. Il nostro stile è frutto anche di questi assestamenti messi in atto per sopravvivere a quelle cicatrici profonde che la vita spesso elargisce a piene mani.

Mi piace pensare che il nostro stile sia una sorta di carta di identità, il frutto delle prove vissute e superate. Se lo stile è un marchio di fabbrica unico e inconfondibile che personalizza e difficilmente può essere modificato, sulla tecnica di corsa si può intervenire. Anzi lo si deve fare per evitare infortuni. E lì bisogna sapersi guardare, ascoltare e sentire. Neanche a dirlo la cartina di tornasole sono i dolori post corsa. Il collo troppo rigido o inclinato in modo non naturale e fuori asse, l’appoggio troppo di tallone, la schiena incassata, il busto troppo avanti/indietro, il movimento delle braccia poco fluido e che “rema contro”, l’eccessivo appoggio di tallone o di punta, la corsa seduta, saltellata, con passi troppo lunghi o troppo corti… Ce n’è per tutti i gusti. E’ bene prestarci attenzione per preservare la nostra salute e rendere ancora più piacevole la corsa.

Certo non è un lavoro semplice, richiede impegno, volontà e una capacità di ascolto del proprio corpo che a sua volta abbiamo perso con il tempo. Buffo: possiamo elencare marchi e modelli di scarpe dei più noti brand calzaturieri, ma sappiamo decisamente poco del nostro alluce. Forse è proprio il caso di conoscerci un po’ di più, perché no, partendo proprio dal basso, da loro, i nostri piedi…

Debora Bionda

www.vadodicorsa.wordpress.com

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